Ultime notizie

 

31 gennaio 2005



Retribuzione dei neodirigenti
Iniziativa dell'Anp

Come è noto, la questione relativa alla retribuzione dei neodirigenti (ex presidi incaricati triennalisti) è stata per tempo sollevata dall'ANP, che da sola e per prima ha indicato anche la normativa di riferimento.
Nell'incontro del 10 dicembre 2004, l'amministrazione ha preso tempo, sostenendo che il differenziale tra il compenso dei neodirigenti rispetto a quello percepito come presidi incaricati non può essere riconosciuto neppure come assegno ad personam. Sostiene l'Amministrazione che il passaggio di carriera è avvenuto tra la carriera docente e quella dirigente, e non poteva in nessun modo avvenire tra quella di preside incaricato e quella di dirigente per il semplice fatto che quella di preside incaricato non si configura come carriera. Infatti le indennità corrisposte agli incaricati sono relative allo svolgimento temporaneo di funzioni superiori. In ogni caso, sempre secondo l'amministrazione, per calcolare la differenza retributiva occorre aspettare la determinazione della retribuzione spettante al 1 settembre 2004 che sarà stabilita dai contratti di lavoro validi alla medesima data, ma non ancora sottoscritti.
L'ANP è convinta, in ogni caso, che, dopo la riforma delle pensioni del 1992, la differenza in caso di passaggio non va più calcolata sulle retribuzioni tabellari, ma su quelle pensionabili.
Altrimenti, tra l'altro, rimarrebbe inspiegabile, per non dire del tutto incomprensibile, l'attuale differenza tra la retribuzione dei presidi incaricati (più favorevole) rispetto agli ex presidi incaricati ora dirigenti.
In merito al problema, l'ANP ha assunto le seguenti determinazioni:

La via giurisdizionale non è - ovviamente - l'unica da seguire: l'Anp prenderà iniziative in merito al problema sia in occasione dell'apertura delle trattative per il nuovo CCNL della dirigenza delle scuole, sia avanzando proposte da adottare in sede legislativa.



Contratti della dirigenza
Incontro della CIDA con il Ministro della Funzione Pubblica

Con un comunicato del 27 gennaio scorso FPCIDA ha reso noto che il 24 gennaio il Presidente della CIDA ed il Presidente della Federazione Antonio Zucaro hanno incontrato il Ministro della Funzione Pubblica On. Mario Baccini per fare il punto sul rinnovo contrattuale della dirigenza e sui processi di riforma in atto.
I nostri rappresentanti è hanno ribadito la necessità di un rapido rinnovo, sul piano economico e normativo, dei contratti della dirigenza superando una situazione di ritardo ormai inaccettabile, essendo tali contratti scaduti da più di tre anni.
Al riguardo il Ministro ha espresso una posizione di apertura e piena disponibilità assicurando il suo impegno per la migliore soluzione del problema a livello di Governo.

 



Riforma secondo ciclo
Incontro al MIUR

A seguito di quanto concordato con il Ministro Moratti lo scorso 26 gennaio 2005, il Capo Dipartimento del Miur, dott. Pasquale Capo, ha convocato per giovedì 3 febbraio 2005 un incontro con le organizzazioni sindacali per l'approfondimento dei temi concernenti l'ipotesi di riordino del secondo ciclo del sistema formativo.
Le questioni più attuali sono, ovviamente, relative alla diversa dislocazione delle competenze e del personale tra Stato e Regioni.

 

28 gennaio 2005



Mobilità giovanile e competenze sviluppate
dagli studenti durante i soggiorni all'estero

Una ricerca internazionale

E' stato pubblicato dall'EFIL - European Federation for Intercultural Learning - un interessante volume, intitolato "Mobility of Secondary School Pupils and Recognition of Study Periods Spent Abroad" (Mobilità degli studenti secondari e riconoscimento dei periodi di studio trascorsi all'estero). Vi sono raccolti i risultati di una ricerca svolta in diversi paesi e relativa ai diversi aspetti della mobilità studentesca: da quelli normativi a quelli economici, alle ricadute formative ed all'integrazione nei piani dell'offerta formativa. Oltre metà del volume è dedicata alla pubblicazione degli atti dell'omonima conferenza internazionale, svoltasi a Bruxelles nell'ottobre 2003, cui ha partecipato per l'Italia anche l'Anp, in collaborazione con Intercultura. Fra i relatori, il collega Petrolino, in rappresentanza dell'ESHA. Il testo - in inglese e francese - è disponibile in formato *.pdf al sito http://efil.afs.org/act/ge_mobility.htm. Per scaricarlo, cliccare sull'ultima riga della pagina che compare all'indirizzo specificato.


27 gennaio 2005



Valutazione degli alunni e ruolo del dirigente
Circolano indicazioni fuorvianti. Dissenso netto dell'Anp

Si stanno diffondendo notizie circa indicazioni che sarebbero state date - nel corso di conferenze di servizio svoltesi presso alcuni USR - relativamente alla valutazione degli alunni ed al connesso ruolo del dirigente della scuola. Tali indicazioni appaiono nettamente divergenti rispetto a quanto previsto dalle norme fin qui vigenti. In particolare, sarebbe stato affermato che il dirigente non svolge alcun ruolo nella valutazione degli studenti, non presiede le riunioni dell'equipe pedagogica di cui al D.Lgs. 59/04 e non ha diritto di voto nelle deliberazioni relative.
Ribadiamo - ovviamente - la nostra netta contrarietà nel merito,
espressa e argomentata nella lettera inviata dal Presidente nazionale Giorgio Rembado al Capo di Gabinetto ed al Capo Dipartimento del MIUR, unitamente alla richiesta di un urgente chiarimento, anche in vista delle vicinissime scadenze di valutazione intermedia degli alunni in tutte le istituzioni scolastiche.


 

Riforma del secondo ciclo
Esito dell'incontro di ieri 26 gennaio al MIUR

Si è svolto ieri al MIUR, alla presenza del Ministro, l'incontro con le confederazioni e le organizzazioni sindacali della scuola per l'analisi e la discussione sullo Schema di decreto legislativo per il secondo Ciclo. L'incontro di ieri costituiva la prosecuzione di quello svoltosi 13 u.s.
La delegazione dell'Anp-CIDA ha messo in evidenza i seguenti punti:

1. PROFILO E INDICAZIONI NAZIONALI
Lo Schema di decreto - fatto pervenire dopo l'incontro del 13 - fa riferimento ad allegati (A, B, C e D, che dovrebbero contenere il Profilo Educativo Culturale e Professionale (PECUP), in uscita dal II ciclo e le Indicazioni Nazionali contenenti i livelli essenziali di prestazione (obiettivi generali e specifici di apprendimento previsti dall'art. 8 del DPR 275/99). Poiché tali allegati non sono stati ancora messi a disposizione, è stato sollecitato l'invio dei medesimi e l'apertura di un dibattito attraverso consultazioni, per evitare quanto è accaduto per il primo ciclo. Non ci può esser alcuna innovazione se non mediante la maggiore informazione e condivisione possibile da parte di tutti i soggetti interessati, con il rischio che la riforma (qualunque riforma) si fermi sulla soglia delle scuole.
Nel caso del primo ciclo, le Indicazioni Nazionali, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale in allegato al D.Lgs n. 59/2004, hanno assunto una veste di provvisorietà che ha prodotto una serie di difficoltà interpretative che si sono tradotte in fraintendimenti e confusione nelle scuole, cose assolutamente da evitare - in particolare, nel caso in esame, ma da rimuovere per quanto riguarda il primo ciclo - trattandosi di una materia delicata ed importante come la riforma degli ordinamenti. Tali Indicazioni infatti dovranno essere sostituite da altre contenute nel Regolamento Governativo citato nelle norme transitorie del D.Lgs medesimo, agli artt. 12, 13, 14 “fino all'emanazione del relativo regolamento governativo, si adotta, in via transitoria, l'assetto pedagogico, didattico ed organizzativo individuato nell'allegato…” . Si è pertanto colto l'occasione per sollecitare l'emanazione di tale Regolamento, con l'apertura di una riflessione su ciò che è accaduto in merito all'attuazione della riforma del primo ciclo.

2. PARI DIGNITA' DEI PERCORSI DI ISTRUZIONE E DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE
Mentre è condivisibile il principio affermato della pari dignità, in quanto il nostro Paese ha un sistema di formazione professionale molto debole (non rispondente né ai bisogni degli utenti, né alle scelte fatte in ambito europeo), in realtà, dai documenti messi in discussione, si può rilevare quanto segue:

3. CURRICOLI
Non è prevista, nei quadri orari presentati, alcuna area facoltativa/opzionale nel biennio, tanto che questo si configura come estremamente rigido. Inoltre, nello schema di decreto, nulla è detto riguardo alla flessibilità curricolare. La rigidità generale dell'impianto è resa ancora più evidente dalla presentazione di quadri orari settimanali, quando ormai le scuole sono abituate a lavorare per budget orari e ad utilizzare le quote di flessibilità.
Il concetto di opzionale-obbligatorio, nei termini quantitativi e con i vincoli dati (compresa l'educazione motoria), appare per lo più una finzione di opzionalità. In realtà si rafforza l'impianto di scuola-offerta che costituisce uno dei limiti maggiori del nostro sistema, spesso fonte di demotivazione degli studenti, proprio per la sua rigidità. C'è inoltre una palese discordanza con l'impianto del D.Lgs. n. 59/2004 sul primo ciclo, che prevede tetti minimi e massimi per le discipline: è come se si trattasse di due mondi diversi. Inoltre, i licei con indirizzi previsti dallo schema presentano un'ancora maggiore rigidità, in quanto consistenti pacchetti orari sono utilizzati per la caratterizzazione degli indirizzi medesimi.
Di fatto, la scelta, ancora una volta, verrà fatta dagli studenti, in ingresso, sull'intero curricolo, a fronte della configurazione di un'offerta rigida e preconfezionata.
C'è un numero di discipline troppo alto, con una parcellizzazione non rispondente allo sviluppo degli impianti formativi e dei bisogni degli studenti. Si mette di fatto in dubbio l'idea stessa di Liceo, che dovrebbe essere - invece - caratterizzata da assi culturali definiti e solidi, da poche discipline e da orari complessivi contenuti. Diversificare l'offerta formativa, infatti, non significa fare tanti licei, diluendone l'identità, ma consentire differenti approcci alla conoscenza e, conseguentemente, creare occasioni formative che li facilitino.
Nella proposta in discussione, invece, al di là delle affermazioni di principio, prevale un approccio uniforme, quello teorico, che era adatto ad una scuola di élite, ma che - lo abbiamo ben visto - è assolutamente inadeguato alla realtà attuale, che richiede maggiori conoscenze e competenze per tutti i cittadini. Gli alti tassi di dispersione scolastica che caratterizzano il nostro Paese (purtroppo i dati non diminuiscono negli anni) esigono l'ipotesi di un sistema diverso, più articolato e meno uniforme.

4. AUTONOMIA DELLE SCUOLE
All'art. 12 dello schema di decreto manca l' “istituzione dell'organico di istituto” (presente invece nel D.Lgs 59/2004), mentre si fa un generico riferimento ad una “dotazione di personale docente assegnato all'istituto”. Si era già avuto, nel decreto sul primo ciclo, il ridimensionamento del concetto di organico funzionale, strumento fondamentale - invece - per consentire l'affermazione dell'autonomia didattica ed organizzativa delle scuole. Nello schema in esame scompare anche la generica formulazione generica di “organico di istituto”.
Si prefigura, ancora una volta, una visione centralistica, che si pone in maniera “esterna” rispetto ai bisogni della singola scuola, mediante l'assegnazione di personale su quadri orari definiti in modo minuzioso e rigido, con criteri che rispondono a bisogni “altri” rispetto a quelli della singola istituzione scolastica. Autonomia e personalizzazione dei curricoli si fondano infatti sulla flessibilità di gestione delle risorse umane e materiali. I vincoli gestionali sono un ostacolo palese: non ci sarà innovazione senza il loro scioglimento. Appaiono dunque fondamentali, per la piena attuazione dell'autonomia: Nella stesura del testo del decreto sul secondo ciclo, è necessario che sia espressa chiaramente la volontà di sostegno dell'autonomia delle scuole, con l'indicazione esplicita che la potestà gestionale, organizzativa e didattica spetta alle stesse e che, nel passaggio di competenze tra Stato e Regioni, nulla venga a modificare il campo delle attribuzioni delle istituzioni scolastiche autonome. Si tratta di rispettare non solo le norme sull'autonomia, ma soprattutto il Titolo V della Costituzione.

5. FINANZIAMENTO DELLA RIFORMA
Esiste un problema di investimenti per la riforma. Nel testo dello schema non si fa riferimento a finanziamenti che invece dovranno essere definiti.

Il Ministro, al termine dell'incontro, ha comunicato che il Profilo Formativo e gli Obiettivi Specifici di Apprendimento stanno per essere messi a disposizione, in quanto ne ha già disposto l'invio. Ha poi proposto la prosecuzione del confronto con le Organizzazioni Sindacali sui temi relativi alla riforma degli ordinamenti e l'apertura di due tavoli di consultazione, uno sui temi che riguardano il personale e le classi di concorso dei docenti, uno - con le Regioni - sui passaggi di competenze.

 

22 gennaio 2005



Si aggrava la situazione finanziaria delle scuole
A loro carico anche i compensi ai revisori dei conti?

Da comunicazioni inoltrate alle scuole da parte di alcuni uffici scolastici regionali (si veda quella dell'USR del Lazio, che riportiamo) si deduce che, sul problema della liquidazione dei compensi dovuti dalle scuole ai revisori dei conti, vi sarebbe un orientamento ministeriale che penalizzerebbe ulteriormente i già grami bilanci delle istituzioni scolastiche autonome. Queste ultime hanno già assistito, negli ultimi anni, ad una progressiva riduzione dei finanziamenti per le spese di funzionamento, sia per la costante diminuzione del loro ammontare complessivo annuo, sia per effetto dello scaricamento sui bilanci scolastici di vari oneri (come, ad esempio, in anni recenti, quello relativo alla TARSU).
E' facile prevedere, quindi, che la situazione finanziaria delle scuole - già critica - si aggraverebbe notevolmente se i compensi per l'attività dei revisori dei conti, previsti dalla normativa, dovessero essere posti anch'essi a carico delle normali spese di funzionamento e non essere invece coperti - come avvenuto sino ad ora - da finanziamento specificamente dedicato a questo fine.
La nostra forte preoccupazione per le possibili conseguenze di tali inziative, ci ha spinto ad intervenire con una richiesta di chiarimento e di intervento correttivo inoltrata stamane, dal Presidente nazionale Giorgio Rembado, ai competenti organi del MIUR
Si veda anche il sito dell'Anp Lazio per ulteriori dettagli in merito.

 

20 gennaio 2005



Diritto-dovere all'istruzione e alternanza scuola-lavoro
Il parere dell'Anp nelle audizioni presso Camera e Senato

Si sono svolte oggi, presso le VII Commissioni Istruzioni e Cultura di Camera e Senato, le previste audizioni - a cui l'Anp ha partecipato con una delegazione guidata dal Presidente nazionale Giorgio Rembado - sui due schemi di decreti legislativi in materia di diritto-dovere all'istruzione e alla formazione e di alternanza scuola-lavoro, predisposti dal Governo a seguito della legge n. 53/2003 e giunti all'esame del Parlamento per l'espressione del prescritto parere, prima del loro definitivo varo da parte del Consiglio dei Ministri.
Le audizioni, svoltesi in sequenza presso i due rami del Parlamento, hanno visto la presenza dell'Anp alla Camera insieme alle delegazioni dei sindacati scuola di CGIL, CISL, UIL e dello SNALS. Al Senato l'audizione si è svolta, invece, con modalità diverse (erano convocati per oggi e sono state sentite una dopo l'altra, oltre all'Anp, la Confindustria e alcune associazioni professionali del settore scolastico).
In entrambe le occasioni, l'Anp ha illustrato, con dovizia di argomentazioni (si vedano più avanti i testi delle memorie depositate), la propria motivata posizione nel merito dei due schemi di provvedimento. Posizione che discende da un'analisi dei testi condotta secondo la tradizionale impostazione della nostra associazione: la ricerca degli elementi di salvaguardia e sviluppo dell'autonomia delle scuole, di razionalità ed efficacia nell'impiego e nella valorizzazione delle risorse umane ed economiche, con l'ottica puntata al miglioramento dello sviluppo culturale e sociale dei futuri cittadini, compito basilare del sistema di istruzione e formazione.
Sulla base della suddetta impostazione, su entrambi gli schemi di decreto, abbiamo manifestato condivisione per le finalità che li ispirano, ma abbiamo altresì esposto in modo analitico gli elementi di problematicità e anche di criticità da noi ravvisati, in particolare nello schema di decreto sull'alternanza, sia per quanto riguarda la fattibilità e gli aspetti organizzativi, sia per ciò che attiene ai finanziamenti - ad oggi troppo scarsi e inadeguati - previsti per la loro realizzazione.
A fronte di questa analisi abbiamo indicato, nelle memorie depositate agli atti delle due Commissioni parlamentari, anche i suggerimenti per le modifiche ed i miglioramenti a nostro avviso necessari per rimuovere problemi e criticità.
Riportiamo i testi delle memorie e quelli degli schemi di decreto all'esame delle Commissioni, consultabili come indicato di seguito:



 

19 gennaio 2005



Formazione iniziale e reclutamento dei docenti
Grave marcia indietro del Governo

Nel corso dell'incontro del 13 gennaio al MIUR, dedicato alla presentazione delle linee di indirizzo per la riforma del ciclo secondario, è stata distribuita una bozza di schema di decreto legislativo in attuazione dell'art. 5 della Legge n. 53/2003, riguardante la formazione iniziale dei docenti. Si tratta di un testo completamente diverso - in senso nettamente peggiorativo - rispetto a quello già distribuito nel luglio dello scorso anno, che venne presentato e discusso in una sessione informativa con le organizzazioni sindacali (si vedano le news del 21 luglio 2004). Queste le principali criticità:

Lo schema di provvedimento discende da un'ottica di conservazione dell'esistente, del tutto lontana da qualsiasi spirito riformatore.
L'Anp denuncia l'involuzione che ispira il testo attuale e si appresta ad esprimere con fermezza il proprio dissenso all'interno delle scuole, di fronte all'opinione pubblica ed in tutte le sedi possibili.

 

18 gennaio 2005



Schema di decreto sul secondo ciclo del sistema educativo
di istruzione e formazione

Il Miur ha reso noto oggi lo Schema di decreto legislativo concernente le norme generali relative al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ed i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, a norma dell'articolo 1 della legge 28 marzo 2003, n.53.
La pubblicazione del decreto sul sito del MIUR è stata accompagnata da un comunicato stampa con il quale, tra l'altro, si avverte che "Si tratta di una bozza messa a punto con gruppi di lavoro formati da oltre 200 esperti e dopo un primo confronto con le forze sociali e di categoria. ... La bozza, definita tra l'altro in coerenza con gli indirizzi e con le indicazioni dell'Unione europea, è ora aperta al contributo di tutti".
Per parte nostra abbiamo già fornito un primo commento, cui seguirà un'analisi più dettagliata che invieremo al Ministro.

 

15 gennaio 2005



Riforma del secondo ciclo
Il Ministro convoca le confederazioni e le organizzazioni sindacali

Facendo seguito all'incontro del 13 gennaio scorso (si veda il resoconto riportato di seguito), il Ministro dell'Istruzione ha convocato - con una nota in data di ieri - confederazioni e organizzazioni sindacali mercoledì 26 gennaio 2005, alle ore 17.30, per proseguire l'esame della proposta di riforma del ciclo secondario ex legge 28.3.2003, n. 53.

 

13 gennaio 2005



RIFORMA DEL CICLO SECONDARIO
Il Ministro presenta le linee di indirizzo

Nel piano di consultazioni promosso dal ministro Moratti sull'attuazione del II ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, si è tenuto, oggi 13 gennaio, l'incontro con le parti sociali al quale ha partecipato una delegazione in rappresentanza di Anp e di CIDA.
Il Ministro, riservandosi di portare quanto prima in discussione una bozza di articolato di decreto legislativo, ha presentato un
documento schematico contenente indicazioni di carattere generale sulle scelte operate dal MIUR su tutta la materia del II ciclo: aspetti comuni dei due sistemi (quello di istruzione e quello di istruzione e formazione professionale); caratteristiche del sistema liceale (norme generali); caratteristiche del sistema della IFP (livelli essenziali); processo di attuazione.
La complessità delle problematiche affrontate e delle soluzioni proposte richiede un'analisi attenta del documento, per cui la nostra delegazione si è riservata di inviare successivamente le proprie riflessioni e proposte, ma, nel contempo ha espresso alcune valutazioni sugli aspetti generali sia di metodo che di merito. Sono stati infatti richiesti l'invio tempestivo di documenti (a partire dalla bozza di D.Lgs) è l'apertura di uno specifico tavolo di consultazione.
Tre sono stati gli aspetti, sottolineati nell'intervento di Anp-CIDA, da evidenziare nel futuro dibattito:

  1. i dati dell'indagine OCSE-PISA 2003 ci indicano una situazione di crisi del sistema scolastico e formativo del nostro paese che vede alti tassi di dispersione, a fronte invece di una richiesta generale del sociale e del mercato del lavoro di maggiori competenze. Tale stato di perdita di risorse umane è sostanzialmente ascrivibile ad un impianto di preminente uniformità dell'offerta formativa, nella quale predomina un approccio teorico alla conoscenza.
    Ciò pregiudica fortemente una risposta efficace ad una domanda di percorsi diversificati corrispondenti ad altrettanti interessi e vocazioni.
    Il sistema delineato nella proposta del MIUR, che sposta una parte consistente della sua realtà in strutture liceali, pone chiaramente il problema del significato della formazione liceale ed insieme quello della formazione di profili e competenze che oggi provengono dal settore tecnico e che domani potrebbero non avere più spazi di attuazione.
    Dal primo impatto con il testo consegnato, l'impressione è che si vada verso una nuova omologazione schiacciata su un'idea di licealità non vera, senza asse culturale forte (i “20 licei, nessun liceo”, del documento pubblicato sul sito Anp l'11.12.04);

  2. nella stesura del testo del D.Lgs è necessario che sia espressa chiaramente la volontà di sostegno dell'autonomia delle scuole con l'indicazione esplicita che la potestà gestionale, organizzativa e didattica spetta alle stesse e che, nel passaggio di competenze tra Stato e Regioni, nulla venga a modificare il campo delle attribuzioni delle istituzioni scolastiche autonome. Si tratta di rispettare non solo le norme sull'autonomia, ma soprattutto il Titolo V della Costituzione;

  3. lo spostamento dell'asse verso un sistema liceale sembra essere in controtendenza rispetto alle scelte di molti paesi europei dove si afferma sempre più l'idea della parità o pari dignità tra l'impianto di istruzione e di quello vocazionale, non solo riguardo alle quantità, ma soprattutto riguardo all'approccio alla conoscenza. Questa finalità, dichiarata nella legge 53, rischia di essere compromessa proprio dalle scelte che emergono dal documento, in termini di scarsa flessibilità dell'offerta formativa, di tetti orari ancora troppo alti, di parcellizzazione disciplinare e di durata degli studi diversificata tra i due settori. Sembra che l'Europa vada in senso opposto. E' ora di fare delle scelte: una riforma che intenda costruire per il futuro, guardando al passato solo quanto basta per recuperarne esperienze e dati significativi, deve avere un progetto, dare delle priorità, scegliendo, semplificando, snellendo e, soprattutto, individuando assi culturali riconoscibili.


 

8 gennaio 2005



Concorso riservato e ammessi con riserva
A proposito di un emendamento del Senato

Ancora un intervento legislativo sul tormentato percorso del reclutamento dei dirigenti delle scuole. Nell'iter di conversione in legge del D.L. 280/2004, è stato approvato al Senato un emendamento che consentirà - una volta trasformato in legge - ai candidati ammessi con riserva e collocati in posizione utile nelle graduatorie del concorso a 1500 posti riservato ai presidi incaricati triennalisti, di essere immessi in ruolo “gradualmente” a partire dal 2005. Riportiamo di seguito il testo dell'emendamento approvato al Senato:
Art. 6-sexies. - (Assunzione di idonei al concorso per dirigente scolastico). - 1. Il personale ammesso con riserva al concorso riservato per dirigente scolastico, indetto con decreto direttoriale del 17 dicembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 100 del 20 dicembre 2001, che abbia comunque conseguito l'idoneità al corso concorso suddetto e che risulti utilmente collocato nelle graduatorie finali del concorso medesimo, è assunto gradualmente con rapporto a tempo indeterminato a partire dagli anni 2005-2006. Le assunzioni di cui al presente comma sono subordinate al regime autorizzatorio di cui all'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
Riteniamo che iniziative legislative di questo tipo - per la loro parzialità - allontanino sempre di più la soluzione globale dei problemi relativi al reclutamento, con il rischio di alimentare ulteriore contenzioso in un settore che ne ha già abbastanza e generare artificiose contrapposizioni fra colleghi a diverso titolo interessati alla questione. Per parte nostra,
ribadiamo la posizione che abbiamo da sempre espresso (si veda la proposta pubblicata su questo sito negli scorsi mesi) e sollecitiamo le forze politiche ed il Parlamento ad affrontare la situazione nel suo complesso e con il giusto equilibrio, salvaguardando i diritti e le legittime aspirazioni di ognuno, non dimenticando il diritto di tutte le istituzioni scolastiche ad avere - ognuna - un dirigente pienamente legittimato..



 




 

 

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