Ultime notizie
Alle 14.00 di oggi il Senato ha approvato in terza lettura la Legge Finanziaria 2002.
Il testo è invariato rispetto a quello approvato dalla Camera per cui rimangono confermati i contenuti relativi ai dirigenti delle scuole di cui abbiamo già dato notizia il 20 dicembre scorso.
A seguito dell'approvazione definitiva della Legge Finanziaria 2002, contenente nuove norme per il reclutamento dei dirigenti delle scuole, l'Anp - a nome anche del Conapi - ha inviato una richiesta di convocazione urgente, per definire le nuove procedure necessarie all'espletamento del corso concorso nei tempi più rapidi.
Con una circolare datata 14 dicembre, ma diffusa sulla rete Intranet solo nel pomeriggio del 21 dicembre, il Ministero ha anticipato al 10 gennaio il termine per l'iscrizione degli alunni, tradizionalmente fissato per il 25 gennaio.
Tale termine è impossibile da osservare, dati i tempi in cui è stata diramata la comunicazione: ed inoltre vanifica tutto il complesso lavoro predisposto da molte scuole - a volte anche con impegno di risorse finanziarie - per le attività di informazione, accoglienza all'utenza ed orientamento nella scelta.
L'Anp ha immediatamente chiesto, con una lettera al Ministro, l'annullamento della circolare in questione. Deve inoltre stigmatizzare la persistente tendenza ad interferire nella vita delle scuole con disposizioni tardive ed irrazionali, che hanno l'unico effetto di turbarne l'ordinato funzionamento e di esporle alle giuste critiche di una opinione pubblica disorientata dal procedere improvvisato e caotico dell'amministrazione.
Ci auguriamo che il termine del 25 gennaio venga sollecitamente ripristinato: nel frattempo, segnaliamo ai colleghi che si tratta di un termine ordinatorio e non perentorio e che le modalità della sua anticipazione rendono di fatto giustificata una sua eventuale inosservanza.
La Federazione Nazionale Dirigenti Funzione Pubblica ha inviato ieri, 20 dicembre 2001, ai Ministeri competenti la prevista richiesta di conciliazione ed arbitrato che deve precedere ogni proclamazione di sciopero.
Per completezza di informazione riportiamo integralmente il testo della lettera.
| FAX 06 4881073 |
FEDERDIRIGENTI
FUNZIONE PUBBLICA |
Prot. n. 331/01
Roma, 20 dicembre 2001
|
AL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE
SOCIALI DIREZIONE GENERALE RAPPORTI DI LAVORO DIVISIONE VIII VIA FLAVIA 6 00187 ROMA AL MINISTERO DELLA FUNZIONE PUBBLICA ED IL COORDINAMENTO DEI SERVIZI DI INFORMAZIONE E SICUREZZA C.SO V. EMANUELE 116 00186 ROMA AL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE VIA XX SETTEMBRE 97 00187 ROMA e, p.c. ALL’ARAN VIA DEL CORSO 476 00186 ROMA |
OGGETTO: Proclamazione stato di agitazione della dirigenza pubblica e richiesta di procedura di raffreddamento e conciliazione ex art. 2, c. 2, L. 146/90, come modificata dalla L. 83/00.
Gli organi della scrivente Organizzazione, riunitisi il 17 c.m. hanno dichiarato lo
stato di agitazione della dirigenza rappresentata ed hanno programmato una
giornata di sciopero.
Pertanto questa Federazione in nome proprio e per conto delle Associazioni federate,
rappresentate per delega, chiede l’avvio della preventiva procedura di raffreddamento e di conciliazione di
cui all’art. 2, comma 2 della Legge 146/90, come modificata dalla Legge 83/00
e con le modalità previste dalla Delibera del 1° giugno 2000 della Commissione
di Garanzia per l’Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici
Essenziali.
Le ragioni dello sciopero sono determinate sostanzialmente dalle seguenti
motivazioni :
Distinti saluti
|
GIORGIO REMBADO Aree di intervento Sind. dei Dirigenti degli Org. a rilevanza costituzionale - Sind. dei Dirigenti Ministeriali - Sind. dei Dirigenti degli Enti Pubblici non economici - Sind. Dirigenti Regionali e degli Enti Locali - Sind. dei Dirigenti delle Aziende ad ordinamento autonomo - Sind. dei Dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale - Sind. dei Dirigenti degli Enti di Ricerca - Sind. dei Dirigenti della Scuola - Sind. dei Dirigenti delle Università - Sind. dei Dirigenti degli Enti Pubblici di Trasporto - Sind. dei Dirigenti in Pensione |
La Giunta esecutiva della Federdirigenti Funzione Pubblica CIDA, con il pieno e convinto appoggio dell'Anp, il 17 dicembre scorso all'unanimità ha deliberato lo stato di agitazione di tutta la dirigenza pubblica. E' stata prevista una manifestazione nazionale con una giornata di sciopero per il 30 gennaio in caso di fallimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, da condurre presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, dal momento che l'azione di sciopero riguarda i dirigenti di tutte le amministrazioni pubbliche. Riportiamo di seguito il comunicato stampa del presidente della CIDA F.P., Giorgio Rembado.
Lo stesso comunicato si può scaricare anche in
CIDA
FEDERDIRIGENTI FUNZIONE PUBBLICA
COMUNICATO
La Giunta esecutiva della Federazione si è riunita oggi per un esame della situazione politico-sindacale sia con riferimento ai provvedimenti legislativi in corso di approvazione e sia allo stato delle trattative riguardanti alcune aree dirigenziali ancora in sofferenza nonostante l'approssimarsi del 31/12/01 data della scadenza naturale dei contratti che sarebbero dovuti già essere sottoscritti.
Da parte di tutti i componenti è stato stigmatizzato il comportamento del Governo che con le modifiche già approvate dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera al Disegno di Legge sul riordino della dirigenza statale intende in pratica sopprimere ope legis tutti i patti sottoscritti con i CCNL e i contratti individuali, nonché operare di fatto un affievolimento se non azzeramento della funzione sindacale delle rappresentanze della dirigenza, per la quale con il ritardo nella sottoscrizione di molti CCNL in fase di rinnovo o addirittura per l'area della dirigenza scolastica prive di disciplina contrattuale, dimostra in pratica nessuna considerazione.
Per queste ragioni alle quali se ne aggiungono altre di uguale importanza la Giunta esecutiva ha deliberato lo stato di agitazione della categoria ed ha approvato una manifestazione nazionale con una giornata di sciopero da effettuare, qualora il tentativo obbligatorio di conciliazione non produca frutti, il 30 gennaio 2002.
Dato il particolare momento politico esterno e la fase di riorganizzazione interna, la Giunta ha invitato gli organi della Federazione a rimanere in carica e a convocare il Consiglio Federale entro il 30/06/02 con le proposte di modifiche statutarie tese ad armonizzare le nostre regole con quelle confederali e con le nuove realtà derivanti dal complesso panorama delle relazioni sindacali in essere ed in divenire.
Con l'occasione ho il piacere di comunicare che sono entrati a far parte della Federazione il SINPREF Associazione Sindacale dei Funzionari Prefettizi ed il SNDMAE Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri che sono rappresentanti esclusivi delle rispettive categorie allargando, con ciò, la dirigenza pubblica della CIDA che si ispira ai valori dell'autonomia dirigenziale ed alla gestione delle Pubbliche Amministrazioni in termini di efficienza, efficacia ed economicità che solo una dirigenza qualificata, competente, professionale e valorizzata può tradurre in azioni concrete.
Colgo l'occasione per formulare i più sinceri auguri di buone feste e felice anno nuovo.
Cordiali saluti.
GIORGIO REMBADO
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PRESIDENTE
Nella serata di ieri la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura la Finanziaria 2002; entro la settimana è prevista l'approvazione definitiva da parte del Senato.
Per quanto riguarda la dirigenza delle scuole, all'art.13, comma 3, sono stati confermati i 40 miliardi (20,66 milioni di Euro) per il contratto dell'Area V.
Abbiamo già dato notizia delle importanti novità relative al prossimo reclutamento dei dirigenti. E' stata anche approvata una raccomandazione al Governo sulle modalità delle procedure di reclutamento (cfr. pag. 358).
Trovano così piena applicazione le proposte avanzate congiuntamente dall'Anp e dal Conapi.
Per l'Anp ci sono ora le condizioni per chiudere positivamente una vicenda che ci ha visto impegnati sin dal febbraio 1998
Nel momento in cui si aprono formalmente gli Stati Generali della Scuola, rompiamo il silenzio mantenuto finora sul documento Bertagna, silenzio che abbiamo ritenuto doveroso fino a quando era il tempo delle riflessioni tecniche e del vaglio scientifico della proposta. Su questo abbiamo, fra l'altro, svolto un approfondito confronto con i colleghi di tutta Italia in una fitta serie di incontri.
Ora che, con l'apertura della scena pubblica, la discussione si sposta con chiarezza sul piano del confronto politico, ci sentiamo in dovere di esprimere un punto di vista specifico, che prende in considerazione la questione dirigente nel suo complesso, così come essa si va configurando sotto i diversi profili che interessano il nostro ruolo nella Scuola.
Di questione dirigente nella Scuola di deve parlare per almeno tre motivi:
l'assenza nel documento Bertagna di ogni riferimento alla funzione dirigente, se non per ridurla a mera appendice di quella docente;
l'assenza delle associazioni dei dirigenti nel pur pletorico elenco degli interventi programmati agli Stati Generali. Si è ritenuto utile acquisire il punto di vista di ben cinque associazioni di studenti, ma non quello di almeno una associazione professionale dei dirigenti delle scuole;
la parallela inerzia governativa nell'onorare i patti contrattuali sottoscritti ormai da due mesi, che nella migliore delle ipotesi costituisce la riprova di una colpevole disattenzione, quando non di un deliberato disegno volto ad indebolire la dirigenza per colpire la Scuola.
Riportiamo di seguito la nostra valutazione di merito sia sul documento che sull'atteggiamento più generale del Governo nella questione dirigente.
Tutte le analisi concordano nel rilevare che il documento si muove fuori dal contesto normativo ed istituzionale esistente e, per sua stessa, ripetuta, ammissione, non subordina i contenuti della proposta ai vincoli che da quel contesto discendono. Questa considerazione sarebbe di per sé sufficiente per non entrare nel merito interno dell'architettura di sistema ivi disegnata, in quanto è evidente che il Governo, nel sottoporre alle sedi parlamentari la propria proposta, non potrà invece ignorare quei limiti. Un giudizio che abbia un senso non meramente interlocutorio dovrebbe quindi essere sollecitato ed espresso su quella che sarà la proposta vera e non su una riflessione astratta, il cui eventuale pregio rimane confinato all'ambito degli esercizi di intelligenza e di ricerca scientifica.
Non si può però fare a meno di osservare che il ruolo del dirigente scolastico è il grande assente del documento. Nelle oltre ottanta pagine che lo compongono, ad esso si fa riferimento una sola volta (a pagina 76) e, nella sostanza, solo per negarne la necessità. Infatti il richiamo che vi si fa è tutto interno alla carriera dei docenti, vista come un percorso lineare, che si arricchisce periodicamente di crediti universitari. Al completamento della scheda-punti, si conseguirebbe automaticamente il titolo e la funzione di "dirigente scolastico di rete". Sul che c'è da osservare almeno che:
si azzera del tutto il livello di dirigente di una istituzione scolastica per andare a quello di rete;
si prende in considerazione, del complesso profilo dirigenziale disegnato dalle leggi vigenti, solo l'aspetto pedagogico e meta-didattico, come se fosse l'unico rilevante per il funzionamento delle scuole;
nel momento stesso in cui si disegna un sistema scolastico molto più complesso ed articolato dell'attuale, lo si immagina sostanzialmente privo di governo organizzativo e gestionale locale.
Sia allora consentito fare due considerazioni, fra loro collegate:
le leggi vigenti ci assegnano il ruolo di dirigenti pubblici. Per questo ruolo, del quale ci onoriamo, noi siamo stati a suo tempo selezionati ed abbiamo acquisito una specifica competenza professionale (anche con un recente rientro formativo di trecento ore). Esso comporta per noi l'obbligo di attuare, all'interno della comunità civile di cui facciamo parte, le scelte di governo espresse dagli organi della Repubblica democraticamente eletti dai cittadini: e questo indipendentemente da ogni personale valutazione di merito. E ciò vale per questa, come per qualunque altra riforma dell'istruzione che dovesse essere adottata;
ma il problema ci sembra essere in questo momento un altro. Il Governo di questa Repubblica vuole realmente operare una riforma del sistema scolastico? e, se sì, con quali mezzi pensa di riuscirci, dal momento che lascia accreditare come propria una proposta che non prende minimamente in considerazione la presenza e la funzione dei suoi dirigenti?
Secondo logica, più un sistema è complesso e più ha bisogno di governo. Questo vale a maggior ragione per i sistemi decentrati, nei quali il grado di coerenza complessivo è strettamente dipendente dall'esistenza, presso ciascuna sede operativa, di un punto di riferimento e di garanzia rispetto ai livelli di prestazione ed alle scelte di fondo che si vogliono assicurare. Noi crediamo di ricordare che il testo costituzionale vigente assegni tuttora allo Stato il compito di determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Tale responsabilità, che in passato è stata esercitata con lo strumento dell'accentramento amministrativo e del controllo burocratico, deve oggi misurarsi con le nuove sfide derivanti dall'autonomia delle istituzioni scolastiche e da quella, assai più corposa e strutturata, delle autonomie locali organizzate (entrambe esplicitamente legittimate dal testo costituzionale).
Se lo Stato moderno - nel suo nuovo assetto tendenzialmente federale - non vuole dismettere le responsabilità che la norma fondamentale esplicitamente gli assegna, o non vuole fidare in una qualche prodigiosa convergenza spontanea di una miriade di soggetti autonomi verso fini unitari, deve - oggi più che in passato - puntare decisamente sul ruolo dei propri dirigenti, anche attraverso il conferimento di strumenti incisivi ed agili per l'esercizio dei poteri di gestione affidati.
Di questo, nel documento del gruppo di lavoro, non vi è traccia. Si vorrebbe sperare che si tratti di una svista, oppure dell'effetto di una focalizzazione dei suoi componenti unicamente sulla dimensione pedagogica, all'interno di una ipotesi destinata a trovare idonei correttivi nelle scelte definitive, che competono al decisore politico.
I segnali che è dato cogliere nel più ampio contesto governativo non vanno purtroppo in questa direzione. Non vale qui la pena di ripercorrere la storia infinita del contratto dei dirigenti scolastici, che sono ormai al secondo anno di esercizio del proprio ruolo, ma continuano ad essere pagati ed amministrati come se non lo fossero. Ma non si può certo tacere di quel che sta verificandosi negli ultimi mesi: si è partiti - a maggio - con la promessa di reperire i fondi necessari ad assicurare ai dirigenti delle scuole il più basso fra gli stipendi dei loro colleghi delle altre amministrazioni, per poi assegnare loro - ad ottobre - una frazione di risorse assai più modesta, e solo a partire dal 2002. Ma anche questa acquisizione, sulla quale, per senso di responsabilità, si era accettato di porre la firma, è oggi in forse. Una serie troppo lunga di rinvii e di annunci smentiti sta facendo slittare la convalida di quell'intesa ed ora corre voce che il Tesoro non sarebbe d'accordo. Di quale Governo fa parte il Ministro del Tesoro? Di quello stesso cui appartiene il Ministro dell'Istruzione, che ha dato mandato all'agenzia negoziale di sottoscrivere un patto? O di un contropotere alternativo che si riserva di non onorarlo?
Ci consenta allora, signor Ministro, di ritornare alla domanda iniziale che è stata posta a coloro cui è stato consentito di esprimersi: il problema non è se noi crediamo o non crediamo ad una proposta di palingenesi totale del sistema dell'istruzione. Il problema è se ci credete voi.
Se è così, se in una visione della scuola, quale che essa sia, vi riconoscete e volete investire la vostra credibilità di governanti ed il futuro del nostro Paese, abbiate la coerenza ed il coraggio di assumere le decisioni conseguenti e di mantenere fino in fondo gli impegni assunti.
Voi non potete pensare - e nessuno può pensare - di ridisegnare dalle fondamenta le pubbliche istituzioni, senza investire su coloro che sono gli strumenti organizzativi necessari per questo progetto. Né è lecito ritenere che deprimere, giuridicamente ed economicamente, il ruolo dei dirigenti delle scuole giovi a rafforzare l'efficacia della scuola stessa.
La camera dei Deputati ha approvato oggi un importante emendamento all'art.17 della legge Finanziaria (n.17.150 proposto dal Governo), che riportiamo di seguito. Le nuove norme prevedono la diversificazione delle procedure concorsuali tra presidi incaricati triennalisti e gli altri candidati ed una riduzione della durata del corso di formazione.
Emendamento 17,150 del Governo
Dopo il comma 7, aggiungere i seguenti:
«7-bis. Nel primo corso concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici di cui all'articolo 29, comma 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n.165, il periodo di formazione ha durata di nove mesi e si articola in 160 ore di lezione frontale e 80 ore di tirocinio con valutazione finale.
7-ter. Il reclutamento dei presidi incaricati nel primo corso concorso, di cui all'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001, attraverso l'esame di ammissione loro riservato nonché il periodo di formazione e l'esame finale previsti dal medesimo articolo, si svolge sulla base di una indizione separata effettuata con bando del competente Direttore generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ed è finalizzato alla copertura del 50 per cento dei posti disponibili. Il periodo di formazione, ha una durata di 4 mesi, è articolato in 160 ore di lezione frontale e si svolge secondo modalità che consentano ai presidi medesimi l'espletamento del servizio, che tiene luogo del tirocinio di cui al comma 7-bis.
7-quater. L'organizzazione e lo svolgimento del corso concorso sono curati dagli Uffici scolastici regionali. L'organizzazione e lo svolgimento del periodo di formazione sono curati con la collaborazione dell'istituto nazionale di documentazione e per l'innovazione e la ricerca educativa e degli istituti regionali di ricerca educativa.
7-quinquies. Le graduatorie dei candidati ammessi al periodo di formazione sono utilizzate con priorità rispetto alle apposite graduatorie provinciali di cui all'articolo 477 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e fino all'approvazione delle prime graduatorie dei vincitori del corso concorso, per il conferimento di incarichi di presidenza. A tal fine il 50 per cento dei posti disponibili è riservato a coloro che beneficiano della riserva dei posti di cui all'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001.
7-sexies. Il 50 per cento dei risparmi conseguenti all'applicazione del comma 7-ter vanno ad incrementare gli stanziamenti di bilancio destinati allo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dell'istruzione secondaria superiore».
Il Tribunale di Lucca ha emesso il 13 luglio 2001 una interessante sentenza circa il diritto di un singolo componente della RSU di una scuola ad indire assemblea sindacale in orario di servizio del personale coinvolto. Il dott. Paolo Bernardini, in funzione di giudice del lavoro, ha stabilito che il rispetto dei contratti, sia quelli collettivi nazionali che quelli quadro, non può integrare il reato di comportamento antisindacale ex art.28, L.300/70, per il dirigente che li applichi.
Diversamente hanno sentenziato i giudici di altri tribunali (Civitavecchia e Pinerolo).
In attesa delle immancabili sentenze di appello, bisogna ricordare che i dirigenti devono in ogni caso applicare le norme contrattuali validamente sottoscritte, in particolare, al di là delle contrapposte sentenze:
l'art.2, comma 2, del CCNQ 7/8/98 che rinvia all'art.10 del medesimo contratto, secondo cui il diritto ad indire assemblee spetta esclusivamente ai soggetti sindacali in possesso del requisito di rappresentatività;
l'art.13 del CCNL del 15/3/2001 - secondo biennio economico del comparto scuola - che ha stabilito che
«1. I dipendenti hanno diritto a partecipare, durante l'orario di lavoro, ad assemblee sindacali, in idonei locali concordati con la parte datoriale pubblica per n. 10 ore annue pro capite senza decurtazione della retribuzione.
2. Le assemblee che riguardano la generalità dei dipendenti o gruppi di essi possono essere indette con specifico ordine del giorno:
la RSU a maggioranza può indire assemblee esclusivamente nel luogo di lavoro, poiché non sono state costituite forme di coordinamento tra le RSU non essendo stato mai stipulato un accordo di comparto, integrativo dell'Accordo quadro del 7/8/98.
le pubbliche amministrazioni (e i dirigenti che le rappresentano) ai sensi dell'art.40, comma 4, del decreto legislativo 165/2001 sono tenute ad adempiere «agli obblighi assunti con i contratti collettivi nazionali o integrativi dalla data della sottoscrizione definitiva e ne assicurano l'osservanza nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti».
Alle assicurazioni fornite dall'amministrazione e dal Governo nel corso del
Seminario organizzato dall'Aran su: La dirigenza scolastica ed il nuovo assetto della scuola non sono ad oggi seguiti atti concreti. Per tali motivi in data odierna l'Anp ha inviato al Ministro Moratti una lettera, che riportiamo di seguito, per sollecitare l'immediata stipula del contratto.Roma, 7 dicembre 2001
Al sig. Ministro per l'Istruzione,
l'Università e la Ricerca
dott.ssa Letizia Brichetto Moratti
Viale Trastevere 76/a
00153 ROMA
Oggetto: Stipula del contratto collettivo nazionale di lavoro dell'area V (dirigenza delle istituzioni scolastiche).
Come è noto, in data 17 ottobre scorso è stato raggiunto un accordo di massima sul primo contratto di lavoro relativo ai dirigenti delle scuole. L'accordo in questione è stato possibile solo grazie all'impegno - sollecitato da questa Associazione sindacale ed accettato dalla parte pubblica - a rendere disponibili quali risorse contrattuali (con decorrenza dal 31 dicembre ed a valere sull'esercizio 2002) anche le somme iscritte nel disegno di legge finanziaria per tale anno. Il "verbale tecnico di intesa" sottoscritto dalle parti a conclusione della trattativa faceva esplicito riferimento a tale ipotesi come condizione per la sottoscrizione dell'accordo.
A distanza di quasi due mesi, non risulta tuttora possibile perfezionare l'intesa di massima raggiunta in quella sede in quanto manca la formalizzazione dell'impegno politico, necessario all'ARAN per stipulare definitivamente il contratto sulle basi sopra ricordate.
Questo Sindacato, di fronte al protrarsi di una situazione di inerzia non più accettabile, sollecita la S.V. ad onorare senza ulteriori indugi l'impegno politico già assunto, necessario a sbloccare l'attuale condizione di stallo ed a concludere positivamente la vicenda negoziale. E' appena il caso di ricordare che meno di tre settimane ci separano dal momento in cui il contratto - non ancora sottoscritto - sarà anche scaduto.
La nostra cultura professionale e sindacale ci ha portato ad esperire ogni ragionevole tentativo per raggiungere i risultati voluti: risultati che, nel caso in questione, sono già stati oggetto di un accordo di fatto ed attendono solo una sanzione formale.
Il protrarsi dell'attuale incomprensibile silenzio da parte del Governo ci porrebbe nella condizione di dover esperire azioni di lotta per un contratto già concluso.
Giorgio Rembado
Presidente Nazionale Anp
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