Proposta di riforma del sistema pensionistico obbligatorio

 



Incontro Governo - parti sociali del 1° Ottobre 2003

Sulle proposte del Governo in materia di pensioni la Cida ha formulato una serie di osservazioni nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi del 1° ottobre 2003 presieduto dal Capo del Governo e al quale era presenti, tra gli altri, il Ministro Maroni. Ecco in sintesi le nostre richieste all'Esecutivo.

La certezza dei diritti
E' certamente apprezzabile l'intenzione del Governo di porre a base della riforma la necessaria garanzia dei diritti acquisiti che si traduce nel riconoscimento della possibilità di accedere al pensionamento sulla base degli attuali requisiti fino al 31 Dicembre 2007. Nel dare atto al Governo di non voler modificare nell'immediato le regole del sistema previdenziale, dobbiamo tuttavia sospendere un giudizio complessivo sulla bontà della riforma in attesa che vengano forniti una serie di importanti chiarimenti su altri aspetti fondamentali della proposta.

Incentivi
Sugli incentivi finalizzati a ritardare, su base volontaria, il pensionamento la CIDA ha chiesto innanzitutto conferma dell'intenzione di escludere dal beneficio i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Tale esclusione ci sembra immotivata e discriminante. Affinché il meccanismo dell'incentivo abbia successo è necessario che il suo ambito di applicazione risulti il più ampio possibile. Per tali ragioni chiediamo che l'istituto possa essere attivato da tutti i lavoratori sia del settore privato sia del settore pubblico.
Abbiamo chiesto altresì chiarimenti sulla disciplina fiscale dell'incentivo e in particolare sull'orientamento di renderlo in tutto o in parte esentasse. E' chiaro che la convenienza dell'incentivo sarebbe maggiore in caso di totale defiscalizzazione.
Ci attendiamo infine che il Governo precisi le modalità di attivazione dell'incentivo. In particolare vorremmo sapere se, così come previsto nel disegno di legge delega, l'incentivo comporti la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e l'instaurazione di un rapporto a termine di durata almeno biennale.

Aumento dell'età di pensionamento
L'aumento dell'età di pensionamento mediante l'innalzamento del requisito contributivo minimo a partire dal 2008 penalizzerà soprattutto le categorie sprovviste della tutela reale del posto di lavoro. Per esse un eventuale licenziamento rischia di tradursi in più lunghi periodi di disoccupazione. Conseguentemente la misura andrebbe assunta con la dovuta gradualità (il Governo propone l'aumento di un ano ogni due anni del requisito minimo di pensionamento oggi fissato a quota 35) ma soprattutto andrebbero esclusi dall'innalzamento del requisito quei lavoratori, come sono ad esempio i dirigenti, la cui estromissione dall'apparato produttivo può avvenire non per scelta individuale ma per volontà dell'impresa.
In ogni caso l'eventuale adozione della misura dovrebbe essere accompagnata dall'introduzione di una riforma degli ammortizzatori in grado di garantire forme di sostegno al reddito collegate alla frequenza di corsi per il reinserimento nel mondo del lavoro.

Attività usuranti
Condividiamo l'orientamento del Governo a prevedere particolari regimi di pensionamento per i lavoratori soggetti ad attività usuranti. Deve essere chiaro che nell'ambito di tali categorie dovrebbero rientrare anche alcune fasce di lavoratori ad alta qualificazione quali sono ad esempio i medici.

Tfr e previdenza complementare
Siamo sostanzialmente d'accordo sull'introduzione di meccanismi che favoriscano il conferimento del tfr per il finanziamento della previdenza complementare ma segnaliamo la necessità, già peraltro sottolineata, di introdurre contestualmente un valido sistema di ammortizzatori che sostituisca la funzione sociale finora svolta dalle liquidazioni.

Altri interventi
L'orientamento del Governo di pervenire ad una armonizzazione dei diversi regimi, che potrebbe portare ad una penalizzazione soprattutto dei lavoratori del pubblico impiego, deve garantire quantomeno il rispetto dei diritti acquisiti.
Sul contributo di solidarietà per finanziare interventi nel campo delle politiche speciali rileviamo che più logico sarebbe non far ricadere l'onere di questo sia pur equo intervento sui soli pensionati, anche se percettori di redditi elevati, bensì "spalmarlo" su tutti i contribuenti facendolo ricadere nell'ambito della fiscalità generale.

Carenze della proposta
La CIDA ha denunciato con forza che la proposta non prevede reali incentivi alla previdenza complementare (da equiparare fiscalmente alla previdenza obbligatoria) e nemmeno l'auspicabile perequazione piena dei trattamenti pensionistici.