Un contratto chiuso?

Così, alla fine, l'hanno fatto. E' stato firmato il 24 luglio – ed è diventato operativo il 25 – il terzo contratto collettivo del comparto scuola: un contratto di cui gli unici apparentemente soddisfatti sono coloro che lo hanno sottoscritto, e neanche tutti.

Non lo è, o non dovrebbe esserlo certamente l'Amministrazione, teorico – ahimè solo teorico – committente dell'ARAN, e che non trova nel testo finale grandi tracce del pur timido atto di indirizzo a suo tempo emanato. Ancor meno vi troverebbe – se realmente ve li cercasse -  gli strumenti per un governo del personale che le consenta di pilotare la stagione delle riforme, sempre sul punto di decollare e sempre incagliata sulle secche della ricerca di una unanimità impossibile da conseguire.

Non lo sono, nella loro grande maggioranza, i docenti che vorrebbero il riconoscimento della loro professionalità e l'introduzione di una carriera, perché tutte le risorse sono utilizzate non per premiare merito, ma solo l'anzianità e gli automatismi, malamente camuffati sotto l'aulica denominazione di salario professionale.

Meno di tutti gli altri docenti, hanno il diritto di gioire coloro i quali più hanno dato e danno ogni giorno alla scuola: il loro lavoro continua a non ricevere un'equa mercede, per via di una scelta di fondo che premia invece la distribuzione a pioggia e l'egualitarismo della retribuzione – non quello dei carichi. In aggiunta, ogni prospettiva di carriera differenziata, di consolidamento delle funzioni, di articolazione della professionalità in profili corrispondenti alle vocazioni ed ai crediti si insabbia nel porto delle nebbie dell'ennesima futura commissione di studio, che un giorno, forse, se ci saranno le risorse, si vedrà, potrebbe proporre … Abbiamo capito, grazie.

Tale è la paura degli autori del contratto nei confronti di questa prospettiva, che hanno perfino evitato di evocarne il nome: e così, via ogni riferimento a vicari, presidi incaricati, figure di sistema. Perfino le funzioni obiettivo, per non rischiare di consolidarle, sono state ridenominate funzioni strumentali al piano dell'offerta formativa: ego te baptizo piscem, verrebbe voglia di chiosare, con riferimento a quell' abate che di venerdì voleva mangiare un cosciotto di maiale …

E certo non hanno di che rallegrarsi i dirigenti delle scuole, cui viene consegnato da gestire un contratto mortificante. In primo luogo, perché tenta, con evidenza perfino patetica, di stendere intorno alle loro funzioni una sorta di cordone sanitario (un collaboratore in meno; nessun riferimento ai vicari; lacci e laccioli di ogni tipo intorno all'esercizio delle responsabilità di gestione; relazioni sindacali ipertrofiche e disegnate su misura per generare e moltiplicare il contenzioso, anziché per prevenirlo, …). Ma poi anche perché, non lasciando spazio all'iniziativa ed al riconoscimento "tecnico" del merito, consegna loro un personale demotivato o a rischio di diventarlo in poco tempo. Altro non vuol dire la scelta compiuta, di affidare alla contrattazione con le RSU, o alle decisioni del collegio docenti, anche quel poco di incentivazione che i fondi contrattuali consentono, cercando in ogni modo di escludere e sterilizzare ogni autonoma facoltà di decisione del dirigente. Chiunque comprenda un po' di organizzazione e gestione del personale sa che le leve del controllo sono là dove è la disponibilità delle risorse. Che poi i soggetti collettivi – soprattutto quando sono di natura assembleare e soprattutto quando decidono sugli interessi dei propri membri – siano i meno idonei a valutare serenamente la bontà dei progetti e la qualità dei risultati, sembra passare in secondo piano: tanto queste cose interessano, se mai, all'utenza, che non è parte contrattuale e che sempre più è trattata come un fastidioso inconveniente ed un intralcio sulla strada della perfetta intesa fra i dipendenti ed un datore di lavoro, che sembra ansioso solo di compiacerli, e non di gestire al meglio la missione formativa che i cittadini gli hanno affidato. Come sarebbe bella la scuola senza gli studenti!

Già, gli studenti. Come sembra lontano il tempo – anni Settanta: ricordate amici e colleghi confederali? – quando gli attuali attori contrattuali combattevano accanite battaglie ideali contro il sindacalismo corporativo e per la difesa dell'utenza! E quando uno degli attuali firmatari si contrapponeva fieramente a loro e non perdeva occasione per definirli la trimurti! E' bello vedere come regni ora fra di loro un'operosa concordia: più bello sarebbe comprendere intorno a che cosa esattamente essa si è realizzata. Per quanto è dato di vedere dal testo contrattuale, è stata recuperata in pieno la linea della difesa ad oltranza dei privilegi di basso profilo: la possibilità di autodeterminarsi al ribasso i carichi di lavoro; quella di autoattribuirsi compensi per progetti ed attività che nessuno di coloro che pagano o che ne sono destinatari ha il diritto di valutare; l'ennesimo rinvio sine die dell'adozione di un codice disciplinare e deontologico che permetta almeno di separare le mele marce dal corpo sano della scuola. E' per questo, amici e colleghi, che avete combattuto? e che abbiamo – anche noi, certo, ma non per questo - voluto la privatizzazione del rapporto di lavoro?

 

Che fare?

Per parte nostra, abbiamo deciso da tempo la linea da seguire, fin da quando la prima bozza dell'accordo è stata resa nota. La nostra azione si è sviluppata, e si svilupperà ancora nei prossimi mesi, lungo quattro direttrici:

1.      la denuncia, in ogni sede di opinione e di dibattito, degli elementi che in questo contratto vanno in senso contrario alla qualità ed al buon funzionamento della scuola: a partire, poiché siamo sindacato, da quelli che mortificano le alte professionalità docenti nelle loro legittime aspettative economiche e professionali. Lo abbiamo fatto prima ancora della firma dell'accordo, con il telegramma del 16 maggio scorso; abbiamo continuato con la successiva lettera del 6 giugno ai Ministri ed alle autorità istituzionali competenti ad autorizzare la sottoscrizione; ed ancora con i nostri numerosi documenti ed interventi pubblicati sul sito Internet nei giorni e nelle settimane successivi: 

9 giugno (sui vicari "scomparsi")

11 giugno (lettera aperta a Ministri e parlamentari)

12 giugno (proclamazione stato agitazione docenti vicari)

17 giugno (proclamazione stato agitazione presidi incaricati)

18 giugno (primo successo: ripristinata l'indennità di funzioni superiori)

20 giugno (ancora sulle indennità defunte - e poi risuscitate - del CCNL scuola)

25 giugno (lettera del segretario CISL Scuola e nostra replica)

2 luglio (Aumenti, arretrati ed altro del CCNL scuola).

2.      il contrasto, in tutte le sedi consentite dall'ordinamento - inclusa quella giudiziaria – di quei passaggi contrattuali che rappresentano vere e proprie violazioni di legge, perché intervengono a regolare materie non disponibili alla negoziazione fra le parti.Tali sono le numerose invasioni di campo sulle prerogative del dirigente e le altre, non meno rilevanti, rispetto alle competenze ed all'ordine dei lavori degli organi collegiali. A proposito dei quali, diciamo subito una parola di chiarezza: noi non siamo – e non siamo mai stati – cultori formali o ideologici del loro attuale assetto e ne abbiamo a più riprese sollecitato la riforma nel senso di una separazione rispetto ai poteri del dirigente. Ma un conto è sollecitare una riforma che deve avvenire per via legislativa, nel rispetto della volontà del Parlamento; un altro è svuotarli o, al contrario, ipertrofizzarli, per una via impropria come quella contrattuale. Piaccia o non piaccia ai nostri valorosi negoziatori, gli organi collegiali esistono nella scuola per rappresentarne ed attuarne le finalità pubbliche, di servizio e garanzia all'utenza: non è lecito alle parti disporre a proprio beneficio di quelle finalità e di quelle garanzie per "migliorare", se di miglioramento si tratta, le condizioni di lavoro dei dipendenti. E non è un caso che le manomissioni che si tenta di perpetrare per via contrattuale vadano, in sostanza, nella direzione di uno svuotamento del Consiglio di Istituto (dove, sia pure in modo approssimativo e spesso inefficace, l'utenza è rappresentata e può far sentire la sua voce) e di un rafforzamento del Collegio dei Docenti (sempre più sospinto a diventare un organo improprio di autotutela e di autogoverno – anche economico – del personale, anziché la sede per dare voce alla competenza, alla professionalità ed alla deontologia del corpo docente). Abbiamo già dato mandato ai nostri consulenti legali di studiare ed attivare tutte le iniziative necessarie, sia in sede di tribunale amministrativo che di tribunali del  lavoro; del pari, siamo pronti a promuovere ogni iniziativa di contrasto contro gli aspetti distorsivi delle clausole contrattuali in questione, sia sul piano della loro applicazione amministrativa che di eventuali iniziative di natura più propriamente sindacale; concretamente, stiamo predisponendo ricorsi al giudice amministrativo e al giudice ordinario, secondo le diverse competenze, su tre blocchi di materie:

-         Le competenze degli organi collegiali e del dirigente

-    Le relazioni sindacali e il diritto di assemblea

-         I "vuoti" contrattuali

 

3.      la formazione. Non ignoriamo che il contratto – fino a quando non sarà modificato o depurato delle sue parti più inaccettabili – deve anche essere applicato e gestito nel quotidiano. Stiamo quindi mettendo a punto una serie di strumenti di supporto tecnico ai colleghi. Alla ripresa autunnale, essi saranno disponibili attraverso una serie di canali:

a)      il sito Internet, sul quale pubblicheremo un'analisi dei passaggi principali (a partire dal tentativo di mettere un qualche ordine operativo nel confuso intreccio di competenze fra RSU, organi collegiali e norme di gestione); e, più in là, una lettura sistematica del testo;

b)      un vademecum dedicato specificamente al nuovo sistema delle relazioni sindacali ed alla contrattazione  di istituto;

c)      una serie di incontri di formazione per quadri territoriali, nel corso dei quali forniremo chiavi di lettura delle parti del contratto che sono di particolare criticità o rilevanza. Spetterà poi alle strutture periferiche utilizzare questi elementi informativi per specifiche iniziative a beneficio dei colleghi tutti sul territorio di riferimento;

4.      la prevenzione. Da questa vicenda contrattuale – che nel suo insieme non rappresenta certamente un momento positivo per la scuola né per il personale – va comunque tratto un elemento di riflessione, solo apparentemente distante rispetto al tema specifico. Contratti come questo sono possibili in quanto si è instaurata e consolidata nel tempo una prassi consociativa fra sindacato e parte datoriale, grazie alla quale il primo mira ad acquisire un'area di controllo sempre più vasta, anche sulle materie che sarebbero di rilevanza pubblicistica (i diritti dell'utenza) o riservati alla legge (l'organizzazione degli uffici, i poteri di gestione); mentre la seconda arretra, in parte per difetto di una matura cultura del servizio pubblico come bene indisponibile rispetto agli interessi privati, in parte per la ricerca miope del consenso, nel perenne italico scambio tra interesse generale e piccoli privilegi.

Ne fanno le spese quegli interessi – pubblici e privati – che al tavolo non sono rappresentati, ma che sono coinvolti dalle decisioni che vi vengono prese: quelli dei dirigenti, certo, ma anche quelli degli utenti e quelli dello stesso personale rappresentato che non corrisponda, e non ambisca a riconoscersi, nel cliché dell'impiegato negligente. Questo cerchio non si spezza, o non viene almeno messo in crisi, se non attraverso la partecipazione al negoziato dei portatori di quegli interessi: nel nostro caso, le alte professionalità docenti, le più danneggiate dall'appiattimento e dal gregarismo assembleare imposto dall'accordo.

Per ottenere questo risultato, una scelta è necessaria e noi l'abbiamo fatta da tempo: la partecipazione attiva ed impegnata alla campagna d'autunno per il rinnovo delle RSU d'istituto, per assicurare che la contrattazione scuola per scuola veda protagonisti anche i docenti ed i quadri più impegnati nel rinnovamento didattico e nella gestione efficiente. Ma anche per acquisire all'Anp  - che, unico fra i sindacati, si è assunto il compito di rappresentarli e difenderli - il diritto a sedere al tavolo dei futuri negoziati, con i numeri richiesti dalla legge. Si vedrà allora se si potranno ancora scrivere contratti in cui intere categorie di professionisti non riceveranno una parola di menzione, per non parlare di riconoscimenti economici o di carriera.

Avere individuato la linea non significa automaticamente raggiungere la meta. Per questo occorre l'impegno convinto ed attivo di tutti: dirigenti e alte professionalità docenti per quanto riguarda l'ANP, i DSGA e i quadri amministrativi per quanto riguarda l'ANQUAP, che insieme a noi partecipa a questa battaglia. Tutti devono sapere che le elezioni delle RSU li riguardano da vicino, non solo all'interno della propria scuola, ma a livello di sistema delle relazioni sindacali e dunque dei futuri contratti. La neutralità o l'astensione di oggi significano prepararsi a ricevere ulteriori e futuri danni domani: non possiamo e non vogliamo consentirlo.

L'impegno che chiediamo a tutti è quello di adoperarsi, nella massima correttezza, per promuovere la presentazione di liste da parte dell'unione sindacale ANP-ANQUAP/CIDA in ciascuna scuola. E' da qui, ed è da subito, che deve partire l'iniziativa per preparare alla scuola, ed ai più validi tra i suoi protagonisti, un futuro più soddisfacente.